Approfondimento sul senso comune della sicurezza in acqua

Approfondimento sul senso comune della sicurezza in acqua

Approfondimento sul senso comune della sicurezza in acqua

L’estate è arrivata e con essa inevitabilmente acqua sole e spiaggia. A seconda di dove ci si trovi le mete preferite sono mare, fiume o lago. In questo articolo tratteremo le principali problematiche il punto di partenza e possibili consigli in base ad i primi due punti.

 

Il punto di partenza: l’utenza

Dal 2011 la nostra Associazione promuove un progetto che si chiama Ferragosto in Sicurezza. Si tratta di una settimana di sorveglianza balneare volontaria che gli Assistenti Bagnanti, comunemente detti bagnini, facenti parte della ASD fanno durante il periodo di Ferragosto. Le mete scelte negli anni, sono state una parte del litorale di Trieste, il Lago di Cavazzo e il torrente Palar, ovviamente tutte mete dove normalmente la sorveglianza balneare è assente. Il primo anno abbiamo raccolto nella settimana di volontariato 453 questionari. Di seguito ve lo riportiamo.

I risultati emersi sono:

 

Che ci hanno fornito la seguente dinamica nell’utenza

  • La maggioranza degli utenti ha espresso un valore superiore a 8 al fine di ritenere l’iniziativa positiva
  • La quasi totalità degli utenti ha ritenuto utile l’iniziativa
  • Il 97% ritiene che iniziative simili debbano essere promosse
  • Il 46% non aveva mai riflettuto che quelle zone erano prive di sorveglianza
  • Il 76% degli utenti non ritiene sicura la balneazione in laghi e fiumi
  • Il 28% degli utenti non conosce i rischi delle acque fredde
  • Il 98% degli utenti ritiene che tuffarsi dove vi siano massi necessiti di supervisione
  • 97% degli utenti ritiene utile vi sia una forma di prevenzione degli incidenti in zone remote
  • 96% degli utenti ritiene utile la presenza di soccorritori in zone remote
  • 82% degli utenti non sa o non si sente pronto ad intervenire in caso di emergenza

 

Riassumendo i dati raccolti l’utenza che frequenta le spiagge ritiene utile la presenza di soccorritori atti a prevenire gli incidenti in quanto, pur conoscendo alcuni dei rischi specifici, non si sente di avere le basi per intervenire in caso di incidente.

 

Panoramica dei rischi e delle false sicurezze

In generale i consigli che si danno basandosi sul senso comune e che troviamo quando si parla di sicurezza in acqua sono:

  • mai da soli,
  • stare vicino a riva,
  • tare dove si tocca,
  • tuffarsi dove si conosce il fondale.

Approfondiremo ogni punto e vi dimostreremo come presi senza delle doverose precisazioni potrebbero portare gli inesperti ad avere un falso senso di sicurezza.

 

Mai da soli non significa che ho un soccorritore con me!

Sul sito della SLSA (Surf Lifesaving Society Australia) https://beachsafe.org.au/surf-safety/lifeguards-top-tips viene specificamente raccomandato di non nuotare da soli ma viene anche ampiamente rimarcato di come il nostro compagno di nuoto è li per chiamare aiuto o prevenire di fare cose al di là delle nostre capacità, non è qualcuno che può direttamente salvarci!

 

Leggiamo infatti che sul sito https://www.livescience.com/6866-people-drown.html che una delle cause principali di morte congiunta nell’annegamento di più persone è proprio il cercare di aiutare qualcuno senza avere le conoscenze per farlo.

 

“If you lack training in rescuing, it is enormously dangerous to attempt a rescue,” even for strong swimmers, Brewster said. The safest action to take is to throw a floatation device to the person.

 

Se ti manca addestramento nel soccorso, è enormemente pericoloso cercare di effettuare un soccorso, anche per nuotatori esperti. L’azione più sicura è gettare qualcosa di galleggiante alla persona in difficoltà.

 

Il nostro consiglio: informatevi con l’assistente bagnanti in servizio se presente o con qualcuno del posto su dove sia sicuro nuotare. Ricordate anche se nuotate con qualcuno è bene avere con sé un qualche tipo di galleggiante, muta, giubbetto, rescue tube o rescue can in modo tale che se dovesse succedere qualcosa avrete un sostegno. Soprattutto se si è nuotatori esperti in luoghi remoti. Tenete a mente che aiutare qualcuno senza le conoscenze adatte può costarvi la vita. Essere dei buoni nuotatori non ci rende immuni da problemi fisici o fisiologici che possono capitare in acqua fredda. Meglio chiamare aiuto oppure gettare qualcosa che si è portato con se come consigliano i professionisti. https://beachsafe.org.au/surf-safety/lifeguards-top-tips .

 

Stare vicino a riva

Anche la riva ha i suoi rischi, le onde frangendo proprio in questo punto possono sbattere le persone ed erodere il fondale creando dislivelli improvvisi. Inoltre vicino a riva si formano correnti di risacca molto pericolose che spingono i bagnanti al largo. Sul sito

https://www.centrometeoitaliano.it/scienza-e-tecnologia/corrente-di-risacca-come-riconoscerla-ed-evitarla-19-06-2015-28510/

potete approfondire di cosa si tratta.

 

Il nostro consiglio: non considerate lo stare vicino a riva come una sicurezza totale, chiedete piuttosto all’assistente bagnanti in servizio se vi sono pericoli e dove è sicuro fare il bagno. Nuotate dove vi consiglia e dove vi possa vedere. Cosa condivisa ampiamente dai nostri colleghi australiani.

 

Stare dove si tocca

Indubbiamente l’acqua bassa può avere degli aspetti rassicuranti, nel paragrafo precedente abbiamo visto alcuni rischi del mare, vediamo ora in lago e fiume quando l’acqua bassa potrebbe essere pericolosa!

Lago: nei laghi il fondale potrebbe essere melmoso con sponde ripide, soprattutto nei bacini artificiali. Metterci i piedi dentro potrebbe farci sprofondare ed incastrare. Oppure l’uscita dall’acqua potrebbe essere difficoltosa.

 

Fiume: contro intuitivamente l’acqua bassa nel fiume ha delle insidie quasi peggiori di quella fonda! L’acqua bassa potrebbe infatti avere maggiore corrente di quella profonda, oltretutto molti esperti sconsigliano di camminare in fiume soprattutto per il rischio di incastro tra i sassi che può essere pericolosissimo. Con un piede incastrato e la corrente che ci spinga faccia in acqua le cose possono facilmente degenerare. Questo è un rischio ben noto agli operatori del settore come leggiamo nel manuale di sicurezza dei Vigili del Fuoco.

 

Il nostro consiglio: nuotate piuttosto che camminare quando l’acqua arriva ad altezza della vita. Ma ricordate anche che il nuoto fluviale non è il normale nuoto dei quattro stili canonici. Tenete presente che la maggior parte dei fiumi e dei laghi e sprovvista di sorveglianza, pensate seriamente alle vostre abilità natatorie e di risoluzione dei problemi in ambito acquatico.

 

Tuffarsi dove si conosce il fondale e profondità

Questo è un buon consiglio ma va preso alla lettera, considerando che il fondale cambia e anche la profondità. La profondità del mare cambia in base alle maree, quella di un fiume in base alle piogge e un lago potrebbe avere delle briglie artificiali che ne alterano il livello. Per quanto riguarda la conformazione del fondale invece, mareggiate, piene alterano rispettivamente i fondali marini e fluviali su base regolare.

 

Il nostro consiglio: ogni volta che ci si cimenta in tuffi va controllata la profondità e il fondale senza dare per garantite le conoscenze che avete del posto anche se recenti, un evento che ignoriamo potrebbe aver alterato il fondale che pensiamo di conoscere.

 

Conclusione

La balneazione in aree non sorvegliate presenta rischi che sono intuibili dalle persone ma spesso non compresi nella loro interezza (domanda 6 questionario). I consigli di senso comune maggiormente conosciuti e consigliati se non approfonditi e spiegati ai laici del soccorso possono dare un falso senso di sicurezza all’utente che potrebbe trovarsi in situazioni di pericolo altrimenti evitabili. A riprova di ciò ci sono ampi esempi nella letteratura e nelle campagne di sensibilizzazione di Società e Federazioni estere.

L’utenza trova oltre modo utile e doveroso che chi si occupa di soccorso fornisca informazioni (domanda 3, 4 e 8).

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