Messa in sicurezza di un luogo in caso di incidenti: ecco in cosa consiste

Messa in sicurezza di un luogo in caso di incidenti: ecco in cosa consiste

Quando fate un corso di primo soccorso la prima cosa che di solito viene detta è di valutare la sicurezza della scena. Questa fase, se non eseguita a dovere, potrebbe mettere seriamente a rischio l’incolumità di chi soccorre. Iniziando con ordine stabiliremo quali sono le priorità di intervento e forniremo alcune utili metodologie per mettere in sicurezza la scena.

Vittima o soccorritore chi ha la priorità nella sicurezza?

Se avete risposto: “la vittima!” ci spiace, +siete fuori strada! In un intervento la vittima è all’ultimo posto nella scala della sicurezza, in primis si deve valutare la sicurezza di chi interviene per aiutare, in quanto se la loro incolumità dovesse essere a rischio di certo nessuno sarebbe poi in grado di salvare l’eventuale malcapitato. Con questa premessa importante, e forse non così ovvia, capiamo che mettere in sicurezza la scena sia di primordiale importanza al fine della riuscita di un intervento e conseguentemente da dare maggiori possibilità di recupero ad un paziente. In ultima analisi evita di avere altre persone vittime di ulteriori incidenti.

Pericoli che mettono a rischio la sicurezza

Sul luogo di lavoro, o nella vita di ogni giorno, pericoli e insidie non ovvie potrebbero mettere a rischio anche l’intervento più banale. Pensiamo ad esempio ad un ufficio, un collega potrebbe essere vittima di corrente elettrica, in una fabbrica potrebbero esserci fumi tossici o in strada potremmo soccorrere qualcuno senza osservare il traffico in essere. Meno ovvi sono ad esempio i rischi legati ad ambienti particolari come l’acqua, spesso le cronache riportano eventi di persone decedute nell’intento di salvare gli altri. Questi esempi, ovvi e palesi, possono non essere così lampanti e chiari quando si è chiamati ad agire in situazioni no comuni di stress e pressione. Pertanto la prima cosa da fare quando si è testimoni di un incidente è fermarsi respirare e guardare nelle tre dimensioni: alto basso, destra sinistra avanti dietro. Questo ci permette di avere un primo sguardo d’insieme sui potenziali pericoli presenti e previene dal mettere a repentaglio l’incolumità e la vita di chi soccorre.

La messa in sicurezza

Dopo la prima fase di analisi possiamo cercare di mettere in sicurezza la scena in diversi modi ma che hanno principalmente tre risultati

  1. Togliere la fonte di pericolo dalla zona della vittima
  2. Mettere una barriera tra la fonte di pericolo e la zona della vittima
  3. Rimuovere la vittima dalla zona di pericolo

Essendo la rimozione della vittima un’operazione che richiede abilità specifiche ci sentiamo di consigliare di iniziare la messa in sicurezza con la fase 1 se non possibile tentare la fase 2 e in ultima la fase 3.

Esempi fase 1

Banalmente la fase uno potrebbe essere staccare un interruttore generale su una vittima in elettrocuzione ancora sotto tensione, oppure areare un locale ove vi fosse la presenza di gas tossici.

Esempi fase 2

In un incidente stradale ad esempio è difficile togliere il traffico da una strada, ma possiamo mettere una barriera tra noi e la zona dell’incidente. Come indicato dal codice della strada si deve indossare il giubbotto catarifrangente, apporre il triangolo e segnalare adeguatamente con segnalazione luminosa.

Esempi fase 3

In alcuni casi potremmo essere obbligati a rimuovere la vittima dalla zona, pensiamo ad esempio a qualcuno che sta annegando. Non possiamo ne togliere l’acqua nemmeno metter la vittima in una bolla che la protegga dall’acqua! Questo per dire che le fasi 1 e 2 sono difficilmente applicabili. In questo caso dobbiamo cercare di rimuovere il malcapitato senza esporci al pericolo, auspicabile sarebbe lanciare qualcosa alla vittima, raggiungerla con qualcosa, ad ogni modo evitare di esporsi direttamente al pericolo perché non si hanno nella maggior parte dei casi le conoscenze per rimuovere la vittima in sicurezza.

Conclusione

Mettere in sicurezza la scena di un incidente è una fase fondamentale del soccorso e del primo intervento che permette a chi interviene di non esporsi ad ulteriore pericolo ed è il primo doveroso passo per la stabilizzazione di un paziente. Abbiamo semplificato la messa in sicurezza in tre fasi

  1. Togliere la fonte di pericolo dalla zona della vittima
  2. Mettere una barriera tra la fonte di pericolo e la zona della vittima
  3. Rimuovere la vittima dalla zona di pericolo

e riteniamo che debbano essere tentate in quest’ordine al fine di non esporre la vittima o il soccorritore ad ulteriori ed evitabili rischi.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *