SUP limiti ed impiego.

SUP limiti ed impiego.

SUP limiti ed impiego.

SUP limiti ed impiego, vi portiamo la nostra esperienza e le nostre riflessioni. Dite la vostra nei commenti!

 

SUP: STAND UP AND PADDLE o SHUT UP and PRAY?

Sempre più spesso si sente parlare di nuovi metodi e nuovi presidi al salvamento. In Italia diverse Federazioni offrono specializzazioni, spesso costose, per l’utilizzo di tali mezzi. Tra i più recenti si annoverano le rescue board, dette anche tavole da surf di soccorso. Fra questi mezzi, utilizzati all’estero da oltre un decennio per il soccorso, sta spopolando in Italia il SUP da rescue. Ricordiamo che al momento le rescue board sono obbligatorio da Ordinanza Balneare in pochissime spiagge d’Italia.

 

Che cos’è un SUP?

SUP è un’abbreviazione di “Stand Up Paddle” ovvero “pagaiare stando in piedi”. Una delle forme più antiche di trasporto originaria delle popolazioni delle Hawaii. Già nel 1778 James Cook, ebbe modo di osservare alcuni nativi pagaiare in posizione eretta su grosse tavole per cavalcare le onde. Dagli anni settanta la popolarità di questo strumento dal punto di vista sportivo è aumentata di anno in anno. In Italia esistono da oltre dieci anni siti dedicati a questa disciplina.

 

SUP nel soccorso: l’idea di base che non va dimenticata!

L’esplorazione di nuove possibilità di soccorso ha portato le luci su questo presidio. La ASI (Association of Surf Instructor) è stata una delle prime associazioni che ha proposto e protocollato questo strumento come impiegabile nel soccorso. Se si visita il seguente link –>  si vedono proprio le parti componenti del corso di soccorso con rescue board SUP.

 

Analisi presidio

Se prendiamo alla lettera la sigla SUP, pagaiare in piedi, dovrebbe sorgere spontanea una domanda: quando un assistente bagnanti dovrebbe fare questa cosa? La risposta è ovvia, durante un pattugliamento. Se analizziamo poi le caratteristiche del corso offerto dalla ASI si parla di “flat water” cioè acqua ferma. Nella location si specifica anche “no breaking waves” cioè non zona di frangente. Quindi l’idea di base di impiego del SUP, per la ASI, è di uno strumento di pattugliamento e soccorso per acque piatte.

 

SUP in Italia tutto ciò che non vi diranno!

In Italia, la balneazione avviene soprattutto in mare piuttosto che in lagune o laghi pertanto è plausibile che il SUP venga Impiegato in mare. Ma se un mare piatto è assimilabile ad un lago, un mare mosso non lo è. Siamo quindi sicuri che un SUP in mare sia efficace?

Il SUP ha degli enormi limiti di intervento in un soccorso se l’acqua è mossa, piaccia o no!

Vediamoli ora come si comporta un SUP in uno scenario di intervento in mare mosso, visto che questo strumento è consigliato in mare da molti “esperti” e caldamente consigliato dalle Federazioni. Di seguito schematizziamo i limiti di intervento riscontrati.

1)Equilibrio: fate un corso SUP e vi diranno che è semplice e divertente, ed è così! Ma qui stiamo parlando di soccorso, non di sport, non facciamo confusione. Uscire con mare mosso pagaiano su una tavola, non è semplice, si deve calcolare il tempo d’uscita e NON VI SONO MANOVRE PER SUPERARE ONDE A MURO! Mentre con la tavola da surf si può fare un turtle roll, con un SUP si cade e basta! Sbagliare timing d’uscita può costare quindi la riuscita di un soccorso!

2)Pagaia: se la si perde per sbaglio si è in difficoltà. Si può uscire e rientrare pagaiando a mano, tecnica usata normalmente nelle rescue board classiche, ma si deve considerare che una rescue board da SUP è progettata, in termini di dimensioni e idrodinamicità per il pagaiare in piedi e non per il pagaiare a mano. Il soccorritore si troverà quindi in una posizione di voga a mano ma con una tavola molto più larga della rescue board classica dove la voga a mano è la propulsione standard.

3)Sovraccarico di compiti: quando si utilizza un SUP si deve fare attenzione a non perdere la pagaia, a stare in equilibrio, a studiare un perfetto timing per le onde. Chi fa soccorso da sempre predilige presidi semplici ampia gamma di impiego ma con protocolli semplici e basilari. Stupidamente vi invitiamo a pensare di cadere scalzati da un onda stando distesi su una rescue board. Abbiamo due mani libere e una tavola che era a contatto con l’80% del nostro corpo, probabilmente l’istinto di aggrapparsi ad essa ci farà perdere pochissimo tempo e tornare in assetto subito. Con un rescue board SUP l’istinto di aggrapparsi potrebbe farci perdere la pagaia, e magari perdere la tavola se la mia reattività non è delle migliori proprio perché ho tenuto in mano la pagaia!

 

Confronto rescue board e Rescue board SUP

In questa tabella si intende un confronto tra la rescue board classica e una rescue board SUP. Si intende un utilizzo per cui non si deve perdere/lasciare il mezzo o parte di esso. In un SUP si dovrebbe pagaiare sempre e nella rescue board non si hanno pagaie. Il voto massimo è 5 il minimo 1.

 

Caratteristiche Rescue board classica Rescue board SUP
Velocità di avvicinamento 3 3
Manovrabilità 4 3
Visuale in uscita o pattugliamento 1 3
Uscita con mare mosso 4 1
Versatilità e semplicità di utilizzo 3 2
Recupero vittima cosciente 3 3
Recupero vittima incosciente 3 2
Rientro zona di frangente 3 1
MEDIA TOTALE 3 2,2

 

Dal confronto la rescue board classica resta una scelta migliore in mare per il soccorso vero e proprio in quanto batte la rescue board SUP nelle fasi di manovra e recupero del pericolante in mare mosso, soprattutto in caso di vittima incosciente. È vero che in caso di necessità si potrebbe rinunciare alla pagaia e usare una rescue board SUP come se fosse una rescue board classica. A questo punto, però, avrebbe più senso togliere al soccorritore l’imbarazzo della scelta che può essere contro produttivo in un a situazione concitata quale il soccorso. Riteniamo più logico in mare usare sin da subito la rescue board classica.

 

Rescue board la verità viene a galla!

In conclusione possiamo dire che una rescue board SUP può essere un ottimo strumento di pattugliamento per lago, laguna e acque piatte, come contemplato dalla ASI. Per mare ci sentiamo di raccomandare le classiche rescue board rigide che da anni sono usate in tutto il resto del globo.

Viene spontaneo il dubbio che forse in Italia, al momento attuale, manca una contestualizzazione di questo presidio, iniziando dalla confusione che si crea quando si mescola il settore sportivo e quello professionale. Tavole da surf, siano esse windsurf, surf da onda o SUP, fanno parte del mondo sportivo,se al tipo di ricreazione che vuole fare, nell’ambito del soccorso professionale si deve tendere ad un’uniformità di presidi impiegabili in più situazioni da chiunque, in mare la rescue board SUP non soddisfa questo criterio.

 

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