Il ruolo della formazione B.L.S.-d. in epoca Covid-19

Il ruolo della formazione B.L.S.-d. in epoca Covid-19

Il ruolo della formazione B.L.S.-d. in epoca Covid-19

L’arresto cardiaco non si ferma nemmeno in una pandemia.
In questi mesi oramai sentiamo parlare solo di Covid, contagi, protezioni, numeri e dpcm.

Non dobbiamo dimenticarci che le altre patologie continuano a mietere vittime e non si fermano di certo davanti alle varie ordinanze.

Tra queste, l’arresto cardiaco indubbiamente ha mantenuto la sua falce scura.

Lifecare Academy, seguendo scrupolosamente tutte le prescrizioni di sicurezza previste, ha continuato in questi mesi a erogare i corsi Blsd nella provincia di Udine e in tutto il Friuli, rispettosa sempre delle ordinanze restrittive in vigore. Il nostro pensiero, avallato dalla letteratura scientifica, mira a mantenere le abilità pratiche da mettere in atto in caso di arresto cardiaco.

L’uso precoce del defibrillatore rimane ancora l’unica via perseguibile per salvare una vita e, virus o meno, le persone comuni, i non sanitari a cui rivolgiamo le nostre lezioni, devono essere in grado di utilizzarlo in sicurezza. 

Manteniamo i distanziamenti, usiamo la mascherina, laviamoci le mani ma non permettiamo alla morte cardiaca di vincere.

Di seguito una lettera da parte di tutto lo staff.

Cari lettori,

con questo breve articolo vorremmo porre l’accento sull’importanza della formazione B.L.S.-D. e sul ruolo, altrettanto di rilievo, del soccorritore laico nel trattamento dell’arresto cardiaco sul territorio. La conoscenza delle manovre di rianimazione cardio-polmonare, infatti, non solo è fondamentale in “condizioni standard”, ma diventa ancora più importante in periodi come quello che stiamo vivendo oggi.

La pandemia dovuta al nuovo Coronavirus (COVID-19) è stata associata, al 16 ottobre 2020, a oltre 39 milioni di casi e 1 milione di decessi in tutto il mondo[1].

I sistemi sanitari nazionali, compreso quello italiano, sono colpiti da un significativo stress e molte parti del globo stanno subendo nuove ondate di infezione.

Oltre alla difficoltà di gestione da parte degli ospedali, però, quello che è emerso negli ultimi tempi è che, durante la pandemia COVID-19, c’è stato un aumento dei casi di arresto cardiaco extraospedaliero sin dalla primissima fase dell’epidemia[2; 3]. Un recente studio, infatti, ha riportato che gli arresti cardiaci sono aumentati di tre volte durante il periodo COVID del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019[4].

Purtroppo, al di là dell’aumento dei casi di arresto cardiaco, quello che colpisce e rattrista più di ogni altra cosa è il fatto che i tentativi di rianimazione in vittime in stato di arresto cardiaco siano notevolmente diminuiti; di conseguenza si è ridotta anche la sopravvivenza[5].

Come è noto, un trattamento tempestivo basato su semplici interventi da parte degli astanti è essenziale per la sopravvivenza delle vittime di arresto cardiaco extraospedaliero. Queste semplici manovre sono riassunte nella catena della sopravvivenza e comprendono il riconoscimento precoce della situazione di pericolo, l’allerta rapida del sistema 112, la rianimazione cardiopolmonare precoce (RCP), la defibrillazione precoce e, infine, il supporto vitale avanzato e l’assistenza post rianimatoria.

blsd-covid

Queste azioni dovrebbero essere eseguite in modo ottimale per ridurre la mortalità associata all’arresto cardiaco extraospedaliero ed è importante che ciascuno di noi le conosca per poter garantire alla vittima le migliori chances di sopravvivenza possibile. Come ogni catena, però, anche la catena della sopravvivenza è forte quanto il suo anello più debole[6]; pertanto, se anche una sola delle tappe che la compongono venisse meno, l’intera procedura ne risentirebbe. Questo è quanto è emerso dalle revisioni di questo periodo che

sottolineano come le condizioni della pandemia abbiano, troppo spesso, portato a interruzioni della catena in molti modi, influenzando, pertanto, anche la sopravvivenza della vittima[12].

In particolare, è stata osservata sia una riduzione della RCP da parte degli astanti[2; 3], sia una riduzione dell’uso del defibrillatore semiautomatico esterno (DAE). Inoltre, il tempo intercorso tra la chiamata e l’arrivo dell’ambulanza è stato più lungo durante la pandemia, probabilmente per via del fatto che è aumentato il tempo necessario per indossare i dispositivi di protezione individuale (DPI) da parte degli opertatori sanitari.

La riduzione dell’RCP da parte dei testimoni di un arresto cardiaco è dovuta a molti fattori diversi.

Da un lato bisogna sottolineare che in questo periodo è aumentata la percentuale di arresti cardiaci avvenuti entro le mura domestiche, cosa chiaramente dovuta alle varie restrizioni, più o meno severe, che si sono susseguite nel tempo[5].

Nonostante la maggior parte degli eventi si siano verificati in casa, comunque, è stata osservata una maggiore frequenza di arresti cardiaci in assenza di testimoni. Ciò può essere dovuto al fatto che molte persone si sono messe in auto-quarantena volontariamente, ma anche al fatto che, a volte, gli anziani sono stati isolati dagli altri membri della famiglia che altrimenti li avrebbero visitati più frequentemente. Inoltre, sebbene gli eventi descritti si siano verificati più spesso del solito a casa, luogo in cui la famiglia può essere più presente, c’è anche da dire che in questo contesto potrebbe essere meno probabile che l’RCP venga attuata, a causa degli effetti psicologici ed emotivi dell’evento[7].

Una seconda motivazione che può spiegare la riduzione degli interventi da parte di soggetti non sanitari è sicuramente la paura dell’infezione. Il timore della trasmissione di patologie da uomo a uomo era una delle principali preoccupazioni dei soccorritori laici anche prima della pandemia COVID-19[8; 9]; ora che le cose sono cambiate, è molto probabile che questa paura sia, più di prima, il principale deterrente che spinge il soccorritore laico a non intervenire.

Un’ultima considerazione che può aiutare a comprendere meglio come mai ci sia stata questa carenza di interventi è che, perfino negli arresti cardiaci avvenuti in luogo pubblico, la probabilità di trovare un testimone presente all’evento e di ricevere l’RCP è stata inferiore a causa della limitata presenza di persone fuori dalle case[10].

Nel complesso, quindi, ecco come si spiega il fatto che l’RCP da parte degli astanti fosse più frequente prima della pandemia.

La diminuzione, però, dei tentativi di rianimazione riflette, da un lato, la paura che i testimoni di un arresto cardiaco hanno nel tentare di rianimare una persona a loro sconosciuta in questo particolare periodo ad alto rischio di contagio ma, dall’altro, è indice di una ridotta formazione. Quest’ultima, infatti, deve mirare anche ad aumentare la consapevolezza dell’importanza della rianimazione nel personale laico, oltre a provvedere a insegnare le più recenti manovre salvavita, aggiornate sul tema COVID-19. Solo così si può pensare di superare la paura e si può riuscire a mettersi nelle condizioni migliori per salvare una vita.

Non si può prescindere dalla corretta formazione e informazione, sempre eseguita in sicurezza e nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale. Anche e soprattutto ai tempi del COVID!

Data la bassa prevalenza di casi confermati di COVID-19 tra i pazienti in arresto cardiaco, i dati suggeriscono che qualsiasi preoccupazione riguardante la rianimazione da parte dei soccorritori laici dovrebbe passare in secondo piano. Va notato, tuttavia, che l’RCP ha il potenziale rischio di generare aerosol[11] e di trasmettere il virus, ed ecco il motivo per cui ribadiamo ancora che la CORRETTA formazione è fondamentale!

L’educazione della comunità e la pianificazione sanitaria sono il primo passo per garantire la qualità delle manovre e i migliori risultati.

Al di là degli aspetti esaminati, la pandemia COVID-19 ha, senza dubbio, portato a importanti battute d’arresto nei principali determinanti della sopravvivenza a seguito di arresto cardiaco extraospedaliero. L’impegno dei cittadini per promuovere l’avvio immediato della rianimazione, l’accesso del pubblico alla defibrillazione precoce e la capacità di risposta rapida dei servizi di emergenza sono tutti aspetti significativamente importanti del soccorso in ambiente extraospedaliero[5]. Sono dunque necessarie importanti iniziative per aumentare il numero di tentativi di rianimazione da parte della popolazione, prima

tra tutte una formazione specifica e aggiornata in tema di rianimazione cardiopolmonare ai tempi del COVID- 19, effettuata sempre dai Centri di Formazione accreditati, per scongiurare la morte cardiaca improvvisa e tornare agli standard raggiunti prima del Coronavirus.

BIBLIOGRAFIA

  • World Health Organization . 2020. Coronavirus disease (COVID-19) Situation reports
  • Baldi E., Sechi G.M., Mare C. Out-of-hospital cardiac arrest during the Covid-19 outbreak in Italy. New England Journal of Medicine. 2020;383:496–498
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  • Lai P.H., Lancet E.A., Weiden M.D. Characteristics associated with out-of-hospital cardiac arrests and resuscitations during the novel coronavirus disease 2019 pandemic in New York City. JAMA cardiology. 2020
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  • Savastano S, Vanni V. Cardiopulmonary resuscitation in real life: The most frequent fears of lay  rescuers. Resuscitation. 2011;82(5):568–571. 10.1016/j.resuscitation.2010.12.010
  • Baldi E, Bertaia D, Savastano S. Mouth-to-mouth: An obstacle to cardio-pulmonary resuscitation for lay- rescuers. Resuscitation. 2014;85(12):e195–e196. 10.1016/j.resuscitation.2014.10.001
  • Baldi, Enrico et al. “Treatment of out-of-hospital cardiac arrest in the COVID-19 era: A 100 days experience from the Lombardy region.” PloS one vol. 15,10 e0241028. 22 Oct. 2020, doi:10.1371/journal.pone.0241028
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  • Lim, Zheng Jie et al. “Incidence and outcome of out-of-hospital cardiac arrests in the COVID-19 era: A systematic review and meta-analysis.” Resuscitation, S0300-9572(20)30533-5. 1 Nov. 2020, doi:10.1016/j.resuscitation.2020.10.025
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