Immersioni e disabilità

Immersioni e disabilità

Immersioni e disabilità

Nei primi anni della sua esistenza, la subacquea era un qualcosa di quasi paramilitare con corsi molto lunghi e complessi sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista pratico. Con il passare degli anni, con lo sviluppo di nuove didattiche e con l’avanzamento delle tecnologie, la subacquea è diventata sempre più uno sport alla portata di tutti, anche di quelle persone con disabilità che possono ora accedere a questo mondo magnifico e magico che è l’acqua.

Ci racconta la sua esperienza in nostro socio fondatore Giovanni Ghersina.

“La mia prima esperienza di docenza nel mondo della disabilità è iniziata nel 2002 dove insegnavo nuoto a dei ragazzi diversamente abili. Un’esperienza speciale è unica che è durata un decennio e che mi ha fatto capire come l’acqua sia veramente un qualcosa di magico che permette a queste persone, così limitate sulla terraferma, di essere nuovamente libere e autonome nello spazio. Nel 2012 poi ho intrapreso il percorso dell’insegnamento della subacquea e mi sono trasferito all’estero.

Inizialmente ignoravo che ci potesse essere la possibilità di insegnare una disciplina così complessa come la subacquea a delle persone diversamente abili, poi ho scoperto che vi sono delle agenzie che si occupano proprio di questo. Una di esse è la IAHD (International Association for Handicapped Divers) di cui sono istruttore. Pur avendo un decennio alle spalle di insegnamento del nuoto vedere l’effetto che l’immersione subacquea aveva su queste persone è stato emozionante. Mi sono immerso con persone paralizzate e condiviso la loro gioia di ritornare a muoversi liberamente e autonomamente, ho imparato che persone a cui mancavano le gambe erano dei subacquei completamente autonomi e molto molto più bravi di moltissimi altri subacquei normodotati!

L’esperienza più indelebile che ho avuto e che vorrei condividere con voi è stata senza dubbio quella con un subacqueo non vedente. E’ stata proprio questa esperienza che mi ha spinto a fare il corso istruttore per diversamente abili. Ero in Messico, mi dovevo immergere come supporto alla guida che accompagnava questa persona non vedente. Per me era quasi inconcepibile immergersi senza poter vedere, visto che in acqua si va proprio per vedere la natura. Chiesi alla guida come mai anche le persone non vedenti si immergono, quale fosse lo scopo, e lui mi disse che se fossi diventato istruttore lo avrei capito. Incuriosito intrapresi quindi il mio percorso formativo e fu durante la mia formazione che feci una immersione intera, dall’inizio alla fine, con la maschera oscurata. Fin da terra! Vestirsi, salire in barca tutto senza vedere nulla! Era tutto molto complicato ma, al momento dello saltare in acqua, senza suono, senza peso, senza distrazioni, tutto mi divenne chiaro: ero in un’altra dimensione! Fu una delle immersioni più incredibili che feci, pur non vedendo un singolo pesce la percezione del proprio corpo immerso, l’abbandono completo di tutto quello che poteva essere direzione, profondità tempo, la rese unica e mi fece comprendere a pieno il senso di quell’immersione che mi sembrava pochi giorni prima inconcepibile.

Voglio quindi consigliare a tutte quelle persone che convivono con delle disabilità di non escludere a priori questo sport perché così facendo si precluderebbero un mondo infinito di esperienze che non smette mai di stupire e coinvolgere anche chi da anni nuota, si immerge o va per mare.”

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